Disturbi specifici di linguaggio

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Il disturbo del linguaggio consiste nella mancata capacità di utilizzare il linguaggio in maniera appropriata e di comprenderlo adeguatamente; queste due difficoltà possono coesistere e presentarsi contemporaneamente oppure manifestarsi in maniera isolata l’una dall’altra. I disturbi del linguaggio possono presentarsi già in età prescolare e possono essere primari, cioè specifici DSL o secondari, ossia dovuti da preesistenti condizioni patologiche, deficit uditivi, disabilità intellettiva o altre sindromi.

Il Disturbo di Linguaggio (DL) rappresenta una tra le più frequenti difficoltà che si possono riscontrare nello sviluppo dei bambini di età compresa tra i 2 e i 6 anni con una diffusione del 5-7% in età prescolare che va gradualmente a decrescere in età scolare.

Più della metà dei bambini (50-60%) con un Disturbo Specifico del Linguaggio non risolto, presenterà successivamente un Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA), a carico dei processi di scrittura, lettura e/o calcolo (disortografia, disgrafia, dislessia e discalculia); in associazione ad alterazione delle relazioni interpersonali, disturbi emotivi e comportamentali, accompagnati da fragilità e incertezze in una o piu funzioni esecutive.  Questo ci fa ben comprendere quale sia  l’importanza della tempestività sia diagnostica che terapeutica in questi frangenti.

Molti studi hanno infatti dimostrato che i bambini con DSL sottoposti a terapia specifica possono conseguire miglioramenti linguistici nettamente superiori a quelli raggiungibili grazie alla sola maturazione. É fondamentale, quindi, seguire precocemente lo sviluppo del linguaggio del bambino e monitorare la sua evoluzione anche in una fase successiva.

Facciamo un esempio:

Il tuo bambino ha 4 anni e mezzo, dal punto di vista motorio si presenta molto competente e capace ma è un poco indietro con il linguaggio. Se a scuola le maestre hanno segnalato qualche difficoltà e ti hanno incoraggiato ad approfondire, non bisogna aver paura di chiedere  un parere e/o una consulenza. Valuteremo insieme i vari livelli del linguaggio del bambino, confrontando le sue performance con le aspettative richieste per età e classe di appartenenza. Solo così sarà possibile sapere se è veramente il caso di stimolare il linguaggio oppure attendere una sua spontanea evoluzione.

Si andrà ad osservare e valutare:

  • il livello fonetico-fonologico:

in  INPUT: è in grado di discriminare suoni simili?

In OUTPUT: quante consonanti sa dire? Con quali tipi di struttura e lunghezza di parole?

  •  il livello morfo-sintattico:

in INPUT: riesce a capire frasi sempre più lunghe e complesse dal punto di vista della morfologia e della sintassi?

in OUTPUT: quando parla come struttura le frasi? Utilizza tutti gli elementi fondamentali?

  •  il livello lessicale-semantico:

in INPUT: ha acquisito dall’ambiente circostante un “bagaglio lessicale” adeguato alla sua età?

in OUTPUT: è in grado di ricercare dentro di sé e pronunciare i vocaboli che vorrebbe dire in modo fluente e senza esitazioni?

  • Il livello narrativo: quando racconta riesce a strutturare un discorso in modo chiaro e coerente?

Ricorda

Se il tuo bambino presenta anche solo qualcuna di queste difficoltà o debolezze, non aspettare la prima elementare per chiedere un aiuto specifico: nell’evoluzione ogni cosa ha il suo tempo e il tuo bambino ha il diritto di “riordinare” il suo linguaggio. È scientificamente dimostrato, infatti, che l’immaturità sul versante linguistico può impattare negativamente sul corretto avvio dei processi di lettura e scrittura.

Generalmente i genitori notano più facilmente quando il loro bambino non produce correttamente alcuni suoni; in questo caso in terapia si andrà a lavorare sul corretto apprendimento del nuovo schema articolatorio, con un criterio di difficoltà crescente, graduale e sempre in modalità giocosa e divertente per mantenere alta la motivazione e l’interesse del piccolo.

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